Cantina

Vini pensati e realizzati nel rispetto e valorizzazione di due intelligenze: quella della natura e quella dell’uomo.

Dal Cinquecento la torre spicca in tutte le descrizioni della proprietà e figura anche disegnata nei più tardi catasti ottocenteschi. Tutto ciò fornisce la necessaria premessa storica per la florida situazione odierna, che vede le Corne all’avanguardia della produzione biologica con un occhio al glorioso passato e uno alle nuove tecnologie.

Il nome deriva dalla Corna, particolare tipo di roccia calcarea piuttosto esteso nella zona. Le origini dell’insediamento rimontano al tardo-medioevo e rimandano a un antico comune oggi scomparso: Boldesico. La vocazione viticola della zona è attestata già nella documentazione più risalente, che mostra la presenza non solo di viti all’interno di orti o spazi recintati (“chiusi”), ma anche di vigne specializzate, anche se ancora probabilmente di piccole dimensioni.

La prima citazione documentaria delle Corne risale al 1355 e menziona un microtoponimo dove si coltivava l’uva schiava. La prima fotografia della proprietà fondiaria della zona risale solo all’estimo cinquecentesco, ma fornisce immagini di notevole chiarezza: gli Agosti controllavano ben tre cascine con lo stesso nome di Corne, tutte e tre vicine e tutte vocate alla viticoltura. Di esse la più importante era quella centrale, caratterizzata dalla presenza della torre che ancor oggi vediamo, tanto da essere talvolta definita “Corne della torre”.

La tenuta delle Corne, oggi in comune di Grumello del Monte, nel Medioevo era posta nel comune di Boldesico, situato sulle colline sopra Grumello. Benché il piccolo comune collinare fosse ben presto unito a quello più grande da un punto di vista fiscale, nella percezione comune esso rimase vivo e ben distinto da quello maggiore, perlomeno fino alla fine del Medioevo. Il toponimo delle Corne è attestato una prima volta nel 1335, ma al di fuori della documentazione catastale. L’indicazione è assai preziosa, anche perché attesta la coltivazione di uva schiava in loco, cosa che nessun altro documento mostrerà più in seguito. I registri catastali quattrocenteschi, pure numerosi, non riportano la tenuta, ma menzionano presenti al Boldesico gli Agosti, famiglia che sarà la protagonista della storia delle Corne attraverso i secoli. Il Liberzolus del 1525 contiene ben due partite di due differenti nuclei familiari degli Agosti ed entrambi posseggono una pezza di terra alle Corne. La prima partita è intestata a Ludovico Angelico e Luca del fu Gerolamo Agosti, che fra gli altri beni avevano una pezza di 200 tavole (pari a 8 pertiche e un terzo, quindi piuttosto piccola) a “la Corna”, sul Monte Corniva. La seconda partita, intestata a Lionello Agosti, era decisamente cospicua e comprendeva molti beni, fra cui una pezza arativa e vitata al Boldesico e un’altra parzialmente olivata. Quello però che ci interessa è la pezza situata a “la Corna”, a vocazione policolturale e di discreto valore. Il registro infatti riporta una stima di 1420 lire e si può supporre su queste basi un’estensione superiore a 50 pertiche.

Tralasciando altre menzioni cinquecentesche dobbiamo dire che la documentazione seicentesca, in larga parte lacunosa non riporta la tenuta. All’inizio del XVIII secolo (e precisamente fra 1710 e 1714) risale il fascicolo di una lite fra il comune di Grumello e gli Agosti per il patronato della chiesa di Boldesico. Oltre a un prezioso schizzo – prima rappresentazione grafica della zona – esso ci offre la notizia che il territorio di Boldesico era quasi interamente nelle mani degli Agosti e che la tenuta che ci interessa faceva parte dei loro possessi con il nome di “Torre degli Agosti” (e la stessa torre compare nel disegno). Un nuovo registro catastale, risalente al 1761, riporta la partita di Lodovico Agosti del fu Ottavio e di suo nipote Ottavio del fu Giulio Cesare. In essa compare la tenuta delle Corne, parzialmente vignata ed estesa 330 pertiche. Con l’Ottocento le fonti si fanno più ricche e complete. Mentre nel Catasto Napoleonico (1814) la tenuta (che ne frattempo aveva cambiato nome, chiamandosi Torre, per distinguersi da altre due cascine chiamate Corne e poste a breve distanza) era ancora in mano agli Agosti (Ottavio del fu Giulio Cesare), che ne valorizzavano le potenzialità vinicole, nei decenni successivi, in varie redazioni del Catasto Lombardo-Veneto, la tenuta passò a due donne, prima Maria Agosti, poi Luigia Garnier vedova Agosti, che tuttavia ne era solo usufruttuaria, dato che la proprietà era passata al principe Luigi Gonzaga. Furono anni di degrado, nei quali la vigna scomparve dalla tenuta, lasciando il posto ai ronchi. Furono poi i Gonzaga a rilanciare le Corne, come prova la registrazione del Cessato Catasto Terreni (1903), nella quale Emanuele Gonzaga (figlio di Luigi), possedeva la proprietà e la valorizzava reintroducendo la vigna su buona parte dei terreni e aumentandone in questo modo il valore complessivo.

Abbiamo scelto di dare forma e sostanza a un’idea e di condividerla con tutti. Nella valorizzazione dell’ecosistema abbiamo concepito un metodo di lavoro in grado di integrarsi alla natura e alle idee. Meticolosi procedimenti di cantina, scaturiti da sacrificio e costanza, ci permettono di trasmettervi la vera essenza della natura e la gioia del cuore.

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